Furore, la bellezza selvaggia del paese che non c'è

Furore, il paese che non c’è, il paese non paese, col suo abitato sparso sui fianchi della montagna a strapiombo sul mare, si offre a piccole dosi, si lascia scoprire con civettuola ritrosia — Raffaele Ferraioli

Un paese vero e proprio, come siamo abituati a pensarlo, a Furore non esiste. O meglio: Furore è indicato come Comune della provincia di Salerno; è ben visibile sulle mappe della Costiera Amalfitana, tra Conca dei Marini e Praiano; è una rinomata località turistica; ha un nome decisamente evocativo. Insomma avrebbe tutti gli elementi per essere un paese come tutti gli altri. E invece no.

Perché Furore, al contrario di tutti i borghi e le città italiane, non ha una piazza principale su cui si ergono la Chiesa, il palazzo del Comune e il più classico dei Bar dello Sport. Furore è invece un centro abitato sparso sui fianchi di una montagna, con vicoli, stradine e scale che portano a gruppi di case, alcune antiche altre più nuove, e a ben tre chiese principali: il paese è distribuito su un crinale che finisce a picco nel mare della Costa di Amalfi. I turisti più distratti che in macchina percorrono la statale della Costiera SS163 Amalfitana, corrono il rischio di lasciarsi alle spalle il paese una volta ammirato il Fiordo per cui questa località è famosa nel mondo. Il borgo sparso merita invece di essere visitato proprio per la sua particolarità, per il suo Non Essere un paese come tutti gli altri. Dalla spiaggia di Furore si inerpicano scalinate e sentieri tra ulivi e limoni che raggiungono i monazzeni, le caratteristiche case del paese che non c’è.

Il fiordo di Furore, bellezza naturale e luogo di cultura

Il fiordo di furore, lo splendido Orrido che chiude la spiaggetta tra pareti rocciose a picco sull’acqua, è l’opera millenaria del torrente Schianto che ha scavato la roccia per tuffarsi nel mare. Risalendo il fiordo si incrociano mulini e strutture come lo Stenditoio e la Calcara. Il primo era utilizzato nel processo di produzione della carta per stendere i grandi fogli ad asciugare, nella Calcara invece si lavoravano i mattoni e le pietre per costruire le abitazioni del paese. Oggi la Calcara e lo Stenditoio, insieme ad altri edifici che sorgono lungo il fiordo, sono stati trasformati dall’Amministrazione comunale in spazi espositivi, di studio e di approfondimento culturale. L’Eco Museo Virtuale di Furore, o Museo del Territorio è un complesso che si articola in una foresteria per la coltivazione di prodotti biologici, un antico mulino visitabile, diverse aule dove sono allestiti un erbario della flora tipica locale, un laboratorio per lo studio scientifico della vegetazione e punti di osservazione astronomica. Non mancano un bar-ristorante e sale per congressi e conferenze. All’interno dello spazio denominato Villa della Storia è presente una permanente fotografica dedicata ad Anna Magnani. La diva del neorealismo italiano e il regista Roberto Rossellini sono alcuni dei personaggi celebri legati a Furore, che soprattutto negli ultimi 50 anni è stata meta ricercata del jet set internazionale. La casa di Anna e Roberto è oggi un museo con foto e oggetti della loro storia d’amore.

Chiese, musei e muri d’autore

Ammirerai vigne e giardini, terrazzi e pergolati, poggi e tornanti che dirupano a mare. E muri: muri a secco, muri dipinti, muri istoriati. Muri parlanti. Muri d’autore. E chiese, e campanili svettanti e cupole arabeggianti. Una vertigine di panorami immersa in una luce senza suoni, sospesa, irreale e segreta come una favola — Raffaele Ferraioli

Proseguendo verso il paese e quindi sul crinale della montagna ci si immerge in un paesaggio quasi da fiaba. Tra vecchie abitazioni e nuove residenze si passa in poco tempo dal mare al bosco di montagna dove crescono piante ad alto fusto in cui nidifica ancora il falco pellegrino. Tra i diversi luoghi di interesse turistico a Furore ci sono ovviamente le chiese. Le principali sono ben tre: la Chiesa di Sant’Elia, di San Michele e di San Giacomo o Santo Jaco. Quest’ultima è la più antica, conserva splendidi affreschi ed ha il campanile più alto tra tutte. La chiesa di San Michele, molto austera, è testimonianza di uno stile chiamato barocco povero. La chiesa di Sant’Elia, nella zona più periferica del paese, è una struttura molto sobria che conserva un trittico ligneo di grandissimo pregio realizzato nel 1480 da Angelo Antonello da Capua.

La bellezza selvaggia e antica di Furore è da sempre fonte di ispirazione. Questo luogo di pace e di silenzio è diventato meta di artisti che hanno preso l’abitudine di lasciare un ricordo del loro passaggio. E’ per questo che i muri di Furore sono un museo all’aperto di dipinti e affreschi che nel tempo sono diventati una delle principali attrazioni del paese. Al punto che questa abitudine è diventata nel corso del tempo un appuntamento, un evento artistico chiamato Muri d’Autore. Tutti gli anni, a settembre, artisti da ogni parte del mondo arrivano a Furore per realizzare le loro opere sui muri delle case, sui muri che costeggiano le scale e i sentieri che conducono al mare.

Un nome tante leggende

L’origine del nome Furore è avvolta nella leggenda. O meglio in diverse leggende. La prima narra che un tempo il Diavolo in persona vagasse senza fissa dimora per queste zone. Un bel giorno, per necessità corporali, si appartò e utilizzò il classico metodo contadino per l’igiene personale, l’erba del campo. Ma per sbaglio prese la più selvatica e pungente delle ortiche di queste lande con conseguenze immaginabili. Vagò per giorni urlando il suo furore e maledicendo questi luoghi. Un’altra leggenda racconta che un bel giorno, per motivi mai chiariti, gli abitanti del luogo, presi da cieco furore, decisero di sbarazzarsi di tre statue di Santi, San Giacomo, Sant’Elia e Sant’Angelo. Infine c’è chi più prosaicamente, per proteggersi dall’ira degli dei buoni o cattivi, dice che il nome di Terra Furoris deriva dal frastuono assordante che nelle notti di tempesta provocano le onde che si schiantano sugli scogli e si insinuano con voracità nel magnifico fiordo.

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