Le donne della Costa d’Amalfi, donne di mare e di terra

Essere donna in Costiera Amalfitana è sempre stato un duro lavoro. Ma al contrario di altre zone del Sud Italia dove il ruolo della donna è sempre stato subalterno a quello dell’uomo e all’interno della comunità, in Costiera Amalfitana le cose sono andate un po’ diversamente.

Sarà per via del sole, del mare, dei limoni o di quant’altro, la donna della Costa d’Amalfi ha sempre guardato dritto negli occhi la storia senza sentirsi vittima. E’ vero che, per forza di cose, le donne della Costiera han dovuto convivere con il ruolo di vittima, fin da quando turchi e saraceni assaltavano queste meravigliose coste per depredarle di tutto. Ma in cuor loro le donne d’Amalfi han sempre saputo di avere una forza interiore, un amore proprio e per la vita ben radicati che le hanno rese protagoniste delle vicende di queste terre.

Non è un omaggio al gentil sesso quello che proponiamo, ma storia di vita vissuta. Ad esempio se oggi gli ndunderi di Minori sono riconosciuti dall’Unesco come una delle prime ‘paste’ certificate e se i primi pastifici di carattere industriale sono sorti in queste terre (per poi spostarsi verso Castellammare), lo si deve alle donne che lavoravano a piene mani farina di farro, caglio e lattice di fichi fin dai tempi dell’Antica Roma.

Se i Limoni della Costiera Amalfitana sono diventati un prodotto a marchio Doc lo si deve alla cura con cui le donne hanno sempre trattato questo prezioso frutto della terra. Racconta lo storico Ezio Falcone nel suo libro “Il limone della costa d’Amalfi, ricette storia arte” che quando intorno all’XI secolo il limone diventa un prodotto d’esportazione erano le donne che lo coglievano e lo trasportavano nelle sporte chiamate bomboniere dalle pendici dei monti Lattari fino ai porti sulla costa. Lo facevano con una cura quasi amorevole: ogni mattina si limavano le unghie e indossavano dei guanti di protezione per non scalfire in alcun modo la buccia dei preziosi agrumi.

Nei secoli scorsi, quando imperversava il cattivo tempo, le donne di Praiano non potevano andare nei campi o portare gli animali al pascolo. Poco propense all’inattività si sono così inventate un lavoro domestico: utilizzando la crucella che d’estate serviva per rammendare le reti da pesca, hanno iniziato a produrre le retine per i capelli. Famose in questo senso sono le donne di Vettica che si radunavano a retinare sotto il tiglio di San Gennaro. Le ‘retinare’ di Vettica versavano ‘la mezza de quarto’ del guadagno alla chiesa: è grazie al loro lavoro e alla loro dedizione che nel 1905 fu possibile erigere un altare dedicato al Martirio di S. Gennaro.

A Conca dei Marini nel corso dei 250 anni di vita della tonnara, dal 1700 al 1956, lavoravano diverse Compagnie di 20-25 persone cadauna e almeno un terzo erano donne. A Cetara il culto delle alici è diventato tale nel corso del tempo (e tale è rimasto ancora oggi), solo grazie alla sapienza delle donne in grado di cucinarle in tanti modi diversi, ma soprattutto in tortiera, con foglie di limone, olio, sale, aglio e prezzemolo. A Furore non c’era casa dove non fosse presente un tornio per l’attività del Secacorne (lavorazione del legno e del corno) e un telaio per la antica arte del ricamo.

Ma non è da credere che lo spirito indomito delle donne della Costiera Amalfitana si sia espresso solo nel duro lavoro. Ai tempi dell’Unità d’Italia, quando il brigantaggio divenne uno dei problemi principali nel sud del Paese – alimentato dalla fame e dalla miseria, dai banditi e dagli ex soldati borbonici allo sbando – anche le donne fecero la loro parte. Ad Amalfi si oppose ai dettami reali che prevedevano tasse considerate troppo onerose anche tal Maddalena De Martino che a fianco del più famoso brigante Giusepiello di Maiori fece sudare sangue ai soldati del Re. Prima di esser catturata e incarcerata a Napoli.

Ma non è finita qui, perché non di solo Pane e Ragione vive l’essere umano. Ed infatti le donne della Costiera oltre che instancabili lavoratrici sono anche belle. Il grande pittore inglese John Ruskin nel 1874 visitando l’Italia un giorno arriva a Positano e non crede ai suoi occhi. Mentre ammira la bellezza del nobile lavoro contadino (tipico degli intellettuali), rimane altresì estasiato dalla bellezze delle donne del posto. Che evidentemente lo turbano non poco, tanto da fargli scrivere nel suo diario “… impudenti, sfacciate. Una ragazza sorridente di quattordici o quindici anni, il più fine viso che io abbia visto in Italia, una perfetta ninfa del mare. Abito peculiare: un fazzoletto obliquo sul petto, vivace nel colore, corsetto aperto, sottane corte e grandi sandali ai piedi”. Il buon Ruskin rimane basito dal fatto che da queste parti le donne non camminino a testa bassa, non abbiano paura di guardare dritto negli occhi il forestiero “al pari degli uomini”, ma soprattutto non facciano mistero del loro corpo sempre piuttosto esposto anche per via del caldo opprimente.

Anche l’artista Alan Walters a fine Ottocento (forse per via dell’antico adagio “Niente sesso, siamo Inglesi”) quando torna a casa dopo un viaggio a Positano non può che rimarcare un po’ scandalizzato l’abitudine delle donne della Costa d’Amalfi di allattare i propri bimbi alla luce del sole, in pubblico, senza alcun problema.

E poi si arriva ai giorni nostri, quando le donne della Costiera assurgono a notizia nazionale. Onore al merito infatti alla giovane Sonia De Lucia, una ragazza di 27 anni di Positano, una delle poche donne presenti nel contingente militare di stanza in Libano. Oppure come non ricordare la Moda Mare di Positano, che per antonomasia è frutto soprattutto della passione per i colori e i tessuti delle donne imprenditrici di queste terre.

Per cui, cari turisti, quando visitate la Costiera Amalfitana, godete del bel paesaggio, godete dei limoni e dei prodotti dell’artigianato, godete del profumo della macchia mediterranea e della salsedine che si leva dalle onde. Ma sappiate, senz’ombra di dubbio, che uno dei beni più preziosi della Costiera Amalfitana sono proprio le donne, le figlie, le madri, le operaie, le casalinghe, le artigiane, le pescatrici, le rivoluzionarie, le tessitrici, le contadine, che hanno fatto diventare grande questo piccolo lembo di terra.

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