Intervista a Richard Wagner - Compositore di fama mondiale

1. Siamo curiosi di sapere come si viveva in un luogo meraviglioso come la Costiera Amalfitana. Ci racconti prima di tutto chi sei, che lavoro fai?

Come chi sono? Ich bin Richard Wagner, mica un Mozart qualunque. Ich bin Richard Wagner, grande compositore e librettista, uno dei più grandi musicisti di ogni epoca come è scritto in Wikipedia. Io sono Der fliegende Holländer, l’Olandese volante, sono il conte di Telramondo, sono Tristano divorato dal desiderio, sono Parsifal alla ricerca del sacro Graal. Come chi sono accidenti a te??? Sono il più antico compositore moderno, colui che ha messo in musica i pensieri di Schopenhauer e Nietzsche, anche se quest’ultimo alla fine non ha capito niente e mi ha rinnegato, sto disgraziato sàssone mangiadei. Io sono Richard Wagner la massima espressione dello spirito dionisiaco nella storia della musica, sono un rivoluzionario passionale. Come chi sono essere blasfemo del XXI secolo??? Sono quello dei concerti wagneriani di Ravello, che senza di me a quest’ora vi sareste dovuti accontentare di un van Beethoven sordo come una campana! Anche se, devo ammettere, è dopo aver visto il suo Fidelio a 16 anni che ho deciso di diventare musicista.

2. E per curiosità cosa fai quando non lavori? Come ti diverti con gli amici?

Faccio la rivoluzione, penso alla musica e nel frattempo molto spesso faccio la fame. Mi piace leggere e viaggiare, amare ed essere amato. Ho avuto tante donne che mi hanno dato affetto e denaro per dedicarmi alla mia arte. Amicizie importanti come quella con Franz Liszt che mi ha sempre protetto nelle mie fughe da mariti traditi e polizie reazionarie. Con Bakunin ho eretto barricate, con l’industriale Otto Wesendonck ho condiviso sua moglie Mathilde Wesendonck, con la mia prima moglie Minna Planer ho spesso litigato (non mi capiva), con Baudelaire e Gustave Doré bevevo in un caffè di rue Laffitte a Parigi. Nei miei viaggi in Italia ho visto Venezia, Milano, Palermo, Napoli e la Costiera Amalfitana.

3. Perfetto, entriamo nel vivo, parliamo della Costiera Amalfitana. Facciamo un gioco. Chiudi gli occhi. Pensa per un istante alla Costiera e rispondi senza riflettere: quale immagine ti passa per la mente? Quali colori? Quali suoni? Quali odori?

Domanda banale proprio da giornalista gossip del XXI secolo o da musicante d’operetta come Rossini. Io sono un grande musicista, il più grande anzi, e quindi del mio viaggio in Costiera Amalfitana ricordo soprattutto i suoni. Ma cosa volete saperne voi del suono del mare, a voi vi sciacqua le orecchie. A me l’infrangersi sugli scogli delle onde, quel crescere di fragore e poi la risacca che le riporta al largo, quel moto irrequieto non ha potuto che ricordarmi la Cavalcata delle mie Valchirie e la fuga di Sieglinde verso la foresta proprio come i monti Lattari che sovrastano la costa. E lì il suono del mare si perde tra le fronde e diventa un canto, come il canto estasiato di redenzione della mia Sieglinde. Anche se, devo ammetterlo, tra il suono del mare e del vento e il profumo dei vini della Costiera Amalfitana, l’Aglianico e il Falanghina, è un bel match.

4. Di cosa hai sentito maggiormente la mancanza quando hai dovuto lasciare la Costiera Amalfitana?

Ho fatto scorta della carta di Amalfi per scrivere in bella copia le mie lettere. Ho chiesto al mio amico, il pittore russo Paul von Joukowsky, di riprodurre Villa Rufolo che da quel momento è diventata, e per sempre lo sarà, lo scenario del giardino di Klingsor nel mio Parsifal. Anzi, colgo l’occasione per sfatare un mito che vedo ripreso da milioni di pagine sul Web. Non è vero che vedendo Villa Rufolo ho avuto l’ispirazione per il mio Parsifal. La cosa sorprendente è stata che io avevo già immaginato il giardino del mago Klingsor e l’ho visto materializzato nel giardino creato dall’inglese Francis Neville Reid. Insomma nella mia mente viveva quello che poi è risultato essere un luogo reale. A dimostrazione del mio genio e della mia grandezza.

5. In quanto grande visionario non avrai allora difficoltà ad immaginarti la Costiera Amalfitana in inverno, quando il turismo abbandona questi luoghi.

La immagino avvolta nel silenzio, nel profumo dei cibi caldi, degli Scialatielli al sugo, della minestra maritata con verdure lessate cucinata nel brodo di pollo, degli insaccati di cotiche e frattaglie di maiale. La immagino avvolta nel tiepido del sole invernale, con le piogge che bagnano i vicoli, li rendono scivolosi. E naturalmente il limoncello, tenuto fuori dalle ghiacciaie, ma sempre presente alla fine dei pranzi e delle cene. Immagino le persone coperte nei loro vestiti pesanti, che nella mia Germania è abbigliamento primaverile, le anziane avvolte nei loro scialli di lana e gli uomini con il berretto. Immagino il fragore del mare nelle notti di tempesta, gli schizzi salmastri fin sulle case. Vedo le chiese piene di gente nelle feste di Natale, i Presepi e le processioni, la devozione, la fede e la redenzione. Immagino i frutti che maturano in questi mesi e i boschi scuri di foglie nere e bagnate. E le locande piene di giovani e anziani che in estate siedono nei tavolini all’aperto e che d’inverno cercano il caldo delle stufe e dei caffè corretti. Insomma un posto davvero diverso da quello che ho visto nel mio viaggio a maggio pochi giorni dopo il mio sessantasettesimo compleanno.

6. Secondo te un viaggiatore che arriva in Costiera Amalfitana, cosa non dovrebbe assolutamente perdersi?

Amalfi è un posto da sogno, Ravello anche. Io, con mia moglie Cosima, mio figlio Siegfried, il nostro amico pittore Paul von Joukowsky e il suo servitore Peppino – che ci cantava le sue canzoni in napoletano – ho percorso la strada tra i due paesi a dursu d’asinu. Oggi, voi viziati del XXI Secolo vi spostate solo con mezzi a motore, per terra e per mare, perdendovi tutto il fascino delle passeggiate sui sentieri a picco sulle scogliere. Ai viaggiatori della Costiera Amalfitana io raccomando di perdersi sulle mulattiere che partono dalle piazze dei villaggi e si inerpicano sui monti, tra i boschi e i ruscelli, fino agli anfiteatri delle cime, ai panorami meravigliosi che si ammirano dai terrazzi naturali.

7. La Costiera è famosa per i suoi prodotti artigianali. Secondo te quali di questi sono i più rappresentativi?

Mia moglie si è innamorata dei lavorati in tessuto di Positano e delle ceramiche di Vietri, io della preziosa carta di Amalfi, il nostro amico pittore dei colori della natura…che lui, essendo un artista, considera i prodotti più artigianali di questa terra. Mio figlio di undici anni Siegfried ha apprezzato molto i biscotti e il pane cotti nei forni a legna delle botteghe dei panettieri.

8. Quando hai visitato la Costiera Amalfitana hai apprezzato la cucina? Avevi un ristorante preferito? Che piatti hai ordinato?

Nel 1880 sono andato a Napoli per motivi di salute, avevo bisogno dei bagni di mare, con la mia signora siamo scesi a Villa Angri. Quando ci siamo trasferiti in visita ad Amalfi abbiamo soggiornato all’Albergo Cappuccini, quello reso famoso dalle poesie di August von Platen e Wilhelm Waiblinger. Qui ci trattavano come signori, con i migliori piatti della cucina napoletana e amalfitana, il pesce e i frutti di mare, la ricotta e il fior di latte. A Ravello abbiamo soggiornato a Villa Episcopio. Il signor Pasquale Palumbo e sua moglie Elisabeth von Wartburg ci hanno coccolato con le sfogliatelle e code d’aragosta ripiene di crema al limone e la pizza roce, la pizza dolce fatta con la sfoglia di pasta frolla ripiena di frutta di stagione e crema pasticcera. Se vai all’Hotel Palumbo mi trovi ancora nel libro degli ospiti.

9. Riesci a pensare a un’opera, ad una frase ‘celebre’, oppure un libro, una canzone o un film, che possa catturare la vera anima della Divina Costiera? Ci dici perché?

Stai scherzando vero? Ma ti sembrano domande da fare? Ma hai mai assistito ad una dei milioni, che dico, miliardi, di rappresentazioni del Parsifal? Hai mai visto la rappresentazione del giardino di Klingsor? Hai capito la mia grandezza per averlo immaginato ancor prima di averlo visto? Quando ho esclamato “Abbiamo trovato il giardino di Klingsor“, “Klingsors Zaubergarten ist gefunden”, cosa pensi che volessi dire? Che la mia grandezza, la mia immensa immaginazione poetica e musicale avevano creato quel luogo che altrimenti non sarebbe esistito.

10. Sempre modesto eh? Comunque … di che cosa si occupa il blog/ sito che gestisci? E come mai hai deciso di ritagliarti anche tu un piccolo spazio nel web?

Ma si può sapere di cosa parli? Ma sei pazzo? Willst Du mich für dumm verkaufen? Mi prendi in giro? Ma secondo te ho il tempo e la voglia di perdermi in simili sciocchezze? Io non parlo di me, lascio che siano gli altri a farlo. Lascio che ogni anno la gente si crogioli nei miei concerti wagneriani a Ravello e Bayreuth, che la mia musica sia per loro redenzione, che il contrappunto, il cromatismo, le armonie e le orchestrazioni siano fonte di sapere per capire il mio pensiero musicale, la Gesamtkunstwerk, l’opera totale. Se dovessi curare un blog lo farei in musica. Eccoti servita una bella idea. Ma ricordati di riconoscermi i diritti.

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